Una settimana in giro tra Irlanda, Galles e Inghilterra #2

Domenica 7 settembre 2008

Dublino la conosciamo ormai quasi come le nostre tasche... o per lo meno le strade del centro e le varie attrazioni turistiche: dal Trinity College alla statua di James Joyce, dalla Spire al Carroll's (che e' un negozio di souvenir: se dovete dimostrare di essere stati in Irlanda non c'e' posto migliore)! Il tempo e' ancora una volta incredibilmente clemente, e anzi, talmente piacevole che i Dublinesi sono tutti in giro in maglietta e molti approfittano per deliziarsi nel St.Stephen's Green, il parco al centro della città!

Lunedi' 8 settembre 2008

Comincia la vera avventura, almeno per me. Lasciamo la conosciuta Irlanda con lo Jonathan Swift, il tragetto veloce che ci portera' in Galles. Le nubi ci accompagnano, ma sono dolci, spumose, e non c'e' (ancora una volta, incredibilmente) traccia di pioggia.

Dopo che siamo sbarcati dal traghetto a Holyhead affrontiamo il lungo viaggio in treno che ci portera' a Stratford-upon-Avon. Ci aspettano quasi sei ore di treno e cinque cambi. La cosa mi spaventa non poco, perche' basterebbe un leggero ritardo per far saltare tutto, e stasera io vorrei davvero essere nella citta' di Shakespeare... Per fortuna scopriamo che i treni del Regno Unito sono si' molto costosi, ma assolutamente puntuali: un ritardo, qui, si misura in secondi!

La prima tratta del viaggio ci fa passare nel Galles del nord e, tra le varie stazioni da cui passiamo, anche la famosa... "Chiesa di Santa Maria nella valletta del nocciolo bianco, vicino alle rapide del gorgo di San Tysilio della caverna rossa" (valletta nel senso di piccola valle e nocciolo nel senso di albero di nocciole!!)

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La campagna gallese e' piu' brulla e selvatica di quella irlandese, ma anche qui cavalli, mucche e pecore vengono allevati come si faceva una volta: erba fresca, aria aperta e tanto spazio per pascolare. Certo, alla fine carne e latte finiranno sulle nostre tavole, ma questi animali hanno vissuto un po' meglio di quelli degli allevamenti intensivi nostrani!

Stratford-upon-Avon ci accoglie, finalmente, e a piedi dalla stazione in dieci minuti arriviamo in quella che sara' la nostra casa per tre giorni. Un'accogliente guest house gestita da due persone deliziose, Kate e John (che tra l'altro hanno di recente salvato dall'abbandono uno splendido labrador nero di nome Harry!). Se dovete passare per la citta' del Bardo non abbiate dubbi: il Forget Me Not e' il posto ideale per alloggiare!

Sistemiamo i bagagli, riposiamo un po' i piedi, e poi via! All'esplorazione della citta'... compreso l'ipermercato Tesco che ci salvera' dall'unico vero lato negativo dell'UK: pub e ristoranti chiudono la cucina alle nove di sera, e quando fanno tardi non vanno mai oltre le dieci e mezza!

 

 

 

 

Rifocillati e ambientati (ma e' facile: Stratford-upon-Avon ha quattro strade ed e' facilissima da girare a piedi), ci dirigiamo al vero scopo della nostra visita: il Courtyard Theatre, dove David Tennant, Patrick Stewart, Oliver Ford Davies e altri grandiosi attori stanno recitando Hamlet.

L'intera vacanza e' nata dopo aver prenotato i biglietti per lo spettacolo, nel novembre scorso precedendo le orde di appassionati che nei mesi successivi avrebbero reso sold out tutte le repliche e persino il trasferimento della produzione al Novello Theatre di Londra.

Anche se solo domani siederemo tra il pubblico del teatro, vogliamo renderci conto di dove sia... e magari beccare gli attori dopo la recita di stasera, alla stage door!

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La fortuna ci arride (e io non posso dire di non essere assolutamente soddisfatta) e dopo aver gironzolato un po' intorno al teatro decidiamo di fermarci alla stage door, dove sono gia' state approntate le transenne e dove le guardie del corpo attendono il momento in cui i protagonisti usciranno... David Tennant (Amleto) si getta a fare autografi a pochi minuti dalla fine della rappresentazione, firmando piu' programmi che puo'. Arrivato ai nostri libri (Elisa ed io avevamo portato le nostre copie dell'Amleto) si stupisce che siano in italiano e si scusa perche' lui lo conosce solo in inglese! Ma la cosa fondamentale per me e' riuscire a dargli in mano l'ultima delle lettere di ringraziamento (con dentro citazioni di poeti italiani).

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Purtroppo di Patrick Stewart neppure l'ombra (sembra che sia raffreddato in questi giorni!) ma riusciamo a incontrare il regista, Greg Doran (a sinistra) che con la sua spettacolare messa in scena ha avvicinato Shakespeare anche ai piu' giovani, che vengono a teatro attratti dai nomi di Doctor Who e Jean Luc Picard per godere della poesia del Bardo. Incontriamo anche Keith Osborn, che con il suo blog delizia orde di appassionati descrivendo il dietro le quinte delle giornate di un attore della Royal Shakespeare Company, tra prove, ruoli da sostituti, recite e domeniche passate in casa a piantare alberi di susine!

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